Livorno - Ardenza
Era un pomeriggio buio e tempestoso in quel di Livorno; il gruppo appena costituito si era già frammentato. Qualcuno, seduto a tavola, era dedito ai piaceri della pasta, ed io, qualche metro più in basso, mi riempivo di iodio per immortalare gli squarci di sereno sopra il mare burrascoso. Ogni tanto si profilava all'orizzonte un'isola: per me era Capraia, la nostra meta. In realtà era solo Gorgona, come il giorno dopo mi disse la fascinosa guida, procurandomi una piccola delusione.
Riusciremo a prendere il traghetto per Capraia in piena notte, oppure dovremo partire l'indomani? Nel dubbio, è doveroso provare. E' bello in piena notte vedere il proprio sonno riflettersi sui visi altrui, e poi, saputo che la nave per stanotte non parte, ammirare il vivace balzo di Lorena su una poltrona d'angolo, già in posizione per dormire.
Alla fine partiamo, il giorno dopo, accompagnati a fasi alterne dal vento, dalla neve, dal sole.
All'incirca a metà del viaggio una motovedetta della Guardia di Finanza si accosta al traghetto e veloci due persone, senza alcun bagaglio, vi salgono per sbarcare sull'isola. Il cielo, mutevole, ci accompagna; in alcuni momenti pare di vedere le cose dall'alto, senza confini.
Forse dalle celle di Gorgona si vede l'infinito meglio di chi si muove in libertà.
Le ultime spiegazioni prima di partire per il monte Arpagna
E' il tramonto quando tocchiamo il suolo di Capraia. Sul piccolo molo una signora sbandiera uno striscione: "grazie Toremar"! Poco distante sosta un'arzilla biancoazzurra fiat 500: è la Gabri-mobile di Gabriele, factotum del nostro ristorante.
Saliamo a piedi all'albergo percorrendo il nostro primo sentiero isolano. Più tardi, scendendo lungo la strada asfaltata in direzione di un bar per l'aperitivo, il cielo stellato si mostra sopra di noi. Poche volte ho visto stelle così belle, e pressochè mai sono stato vicino a qualcuno in grado di indicarmi Cassiopea e le Pleiadi.
Come sempre quando mangio in luoghi di mare, evito molluschi e crostacei. In genere l'indicazione si traduce in piatti poco appetitosi, ma l'eccezione che vivo a Capraia mi fa sentire trattato come un re. Stelle nel cielo e stelle nel piatto: cosa posso desiderare di più?
Oggi si cammina, finalmente!
Lasciamo subito il paese, oltre il quale si staglia l'Elba, per addentrarci nella macchia mediterranea. La mulattiera militare, fatta di grossi sassi e larga poco più di due metri, corre in buona parte su terrapieno. Siamo così sempre sopraelevati rispetto al suolo; mi sembra di percorrere un'autostrada per pedoni. Le uniche costruzioni in vista sono quelle dell'ex colonia penale; per il resto sembra di percorrere un sentiero verso il nulla.
L'erica, il mirto e il corbezzolo lasciano spazio nel sottobosco umido a numerosi ciclamini selvatici.
Nel pezzo finale della salita al Monte Arpagna il sentiero si fa più aereo, fino a raggiungere il Semaforo, un rudere metallico che tutt'ora sorveglia il mare. Davanti a noi si stende la Corsica, ma lo sguardo spazia per miglia e miglia nella luce
Bivio trattoio
....Ne varrà la pena: il percorso per la punta del Trattoio ci porta, costeggiando una colonia di gabbiani, ad ammirare la costa orientale di Capraia e la piccola isola Peraiola fino ad arrivare ad uno strapiombo di 160 metri a picco sul mare.
Di fronte a noi, la Corsica.
Siamo circondati dall'acqua, eppure fortissima è la sensazione di essere al centro di una oikumene.
In questo arcipelago, se è vero che ogni uomo è un'isola, è altrettanto vero che ogni donna è una perla.
Ultimo trek, per quest'anno!
Una piccola incertezza prima di partire, poi si punta verso ciò che rimane dello Stagnone, in via di eutrofizzazione, e poi nuovamente in salita verso la Pelata del Monte delle Penne. Sono del tutto sparite le tracce di neve di ieri; in compenso il sole non c'è e tira un bel vento d'occidente, in grado di scompigliare i capelli anche a me.
Vista del Forte San Giorgio
Panorama del versante occidentale
Ecco Karina che zompettando come una gazzella scende impavida la mulattiera militare
E' l'ultimo giorno di dicembre: mentre dietro di noi si allontanano le costruzioni carcerarie, abbandonate da anni, l'ultimo trek dell'anno consuma gli ultimi passi nel buio.
La festa si consuma in compagnia di una cernia gigante, di una Michela improvvisamente esuberante, e con lo scrutinio di un'elezione decisamente esilarante. Fausto e Magda sono gli zeppelini dell'anno: non si sentiranno un pò palloni gonfiati, almeno per ciò che rimane dell'anno?
Anno nuovo vita nuova? Macchè, si ricomincia subito a camminare!
Le ultime ore sull'isola sono dedicate ai tesori più vicini: il Belvedere, contornato da euforbie cespugliose; la torretta dello Scalo del Bagno, letteralmente appesa alla roccia con un archetto di mattoni e pietra; la discesa alla Cala dello Zurletto col suo faraglione piegato a ginocchio.
Ai piedi della fortezza di San Giorgio, presso le vasche scavate nella roccia vulcanica usate nell'antichità per spremere l'uva, Fausto vede materializzarsi per incanto una bottiglia di vino bianco: con quella, ed un salamino di cinghiale, si festeggerà sul traghetto nelle ultime fasi del ritorno. Non oso pensare dove Fausto abbia trovato il salamino...
Ci avviciniamo al traghetto con un lungo traversone che attraversa il paese e tocca tutto ciò che non abbiamo ancora visto: un grosso edificio carcerario, la torre di guardia al porto, il faro sulla punta del Ferraione
Salpiamo, lasciando l'arcipelago toscano sotto un cielo con sfumature degne di un acquerello giapponese. Capraia è là, dove finisce la scia della nave, sempre più piccola.
Ora che il porto mediceo di Livorno si avvicina, ripenso alla leggenda delle sette perle. Mi piace pensare che una di queste perle, abitata un tempo da uomini disperati, sia ora meta di gente come noi. Nello stesso tempo mi chiedo quale futuro avrà quella piccola perla, così bella e così abbandonata: sembra una metafora dell'Italia.
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